Vi riproponiamo un interessante articolo uscito su www.corriere.it scritto da Alessandro Sala.
PARIGI — Nel 1992 Matteo Olivero aveva 23 anni, un diploma di ragioniere in tasca e un impiego in banca nella sua città, Torino. Ma aveva anche le idee chiare e pensava che tutto questo non era sufficiente, che avrebbe voluto riempire la sua vita con un po’ più di creatività. Decise allora di mollare tutto. Era il mese di giugno e fu tra i primi italiani ad essere assunti con contratto stagionale a Disneyland Paris, inaugurato solo poche settimane prima. Vendeva biglietti per uno show ispirato a Buffalo Bill, ma non lo considerava un downgrade perché per lui avrebbe dovuto essere solo un’esperienza estiva, una sorta di Erasmus lavorativo per imparare bene le lingue straniere e conoscere gente di tutto il mondo. Finiti i tre mesi di contratto però non tornò in Italia: accettò altri incarichi a termine, iniziò a lavorare negli hotel, divenne responsabile di reception e approdò infine agli uffici e alle risorse umane. Oggi, a quasi vent’anni di distanza, è un manager del recruiting e toccherà a lui, dal 15 al 18 novembre a Roma (spazio Cerere, via degli Ausoni 3), gestire le selezioni italiane per la nuova campagna di assunzioni di Eurodisney: 4 mila posti di lavoro che, in vista delle celebrazioni dell’anniversario del parco previste per tutto il 2012, andranno ad aggiungersi ai 14 mila già in essere.
LAVORO E MAGIA – «Cerchiamo figure di vario genere — spiega Olivero —, per lavorare a contatto con il pubblico negli hotel, nei ristoranti, nelle boutique o sulle attrazioni. Ma anche per mansioni amministrative o logistiche». Eurodisney è un resort composto da due parchi, cinque hotel, decine di negozi e da una vera e propria cittadella di supporto che sorge dietro le quinte, invisibile agli oltre 15 milioni di visitatori che ogni anno si affollano sotto il castello della Bella Addormentata e fanno del compound parigino la principale destinazione turistica europea. «Agli occhi dei visitatori questo posto è magico — sottolinea il recruiter —. Per lavorare con noi occorre una buona conoscenza delle lingue, ma soprattutto bisogna essere pronti a far parte di questa magia».
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| Monica Gobbato con l’abito da parata per l’orsetto Duffy |
ITALIANS DO IT BETTER – Gli italiani alla corte di Topolino in terra francese sono circa 700, il gruppo più numeroso dopo i padroni di casa. «E non è un caso — conferma Osvaldo Del Mistero, 27 anni, di Bari, che dopo aver lavorato negli hotel e perfino come ballerino in una parata, oggi ricopre il ruolo di «ambasciatore» del parco, una figura creata nel 1964 da Walt Disney in persona per accogliere vip, autorità e perfino capi di Stato —. Noi italiani siamo naturalmente predisposti al contatto con il pubblico e questa caratteristica è molto apprezzata dai visitatori». Ma conta anche la professionalità, come dimostra il caso di Monica Gobbato, originaria della Sardegna, a Parigi da 9 anni: sarta professionista, ha iniziato lavorando presso le attrazioni del parco Walt Diseny Studios, in particolare Cinemagique, Animagique e lo stuntshow Action Moteurs. Ma cinque anni fa è arrivata nel suo ambiente, la sartoria, e oggi è una delle 51 persone che si occupano del guardaroba dei personaggi, di attori e ballerini e perfino dei pupazzi che compongono la coreografia delle attrazioni stesse. «Il lavoro è di alta sartoria – racconta orgogliosa – e il livello è paragonabile a quelli dei grandi teatri». Per il solo abito da parata natalizia dell’ultimo arrivato tra i personaggi del parco, l’orsetto Duffy, sono state necessarie settimane di lavoro oltre ad uno studio accuratissimo sui materiali di prima scelta utilizzati per il confezionamento.
TRA UNA LAUREA E UN MASTER – C’è un pezzo di Italia anche nel settore delle pr. Elisabetta Marigliano, napoletana, è responsabile per la comunicazione istituzionale del settore risorse umane di Eurosidney e lavora nell’ufficio stampa della corporate dalla fine del 2000. «Ma anche io – racconta – ho iniziato con un contratto di 8 mesi per un lavoro in una boutique mentre svolgevo un master alla Sorbona. I miei genitori mi davano della matta perché con una laurea in tasca avevo accettato di lavorare in un negozio, e per di più a quasi due mila chilometri da casa. Oggi invece sono strafelici per me e sono contenti che non abbia voluto assecondare le loro perplessità».
MICKEY COME CAPO – Ma torniamo ad Osvaldo. Gli ambasciatori a Disneyland Paris sono due ed è particolarmente qualificante che la scelta per una di esse sia caduta su un italiano (l’altro è un francese). Monsieur Del Mistero sarà presente alle selezioni romane, a cui ne seguiranno altre a dicembre a Palermo e di nuovo nella capitale a gennaio. Ci sarà per svolgere pure in patria il suo compito «diplomatico» di portacolori disneyano. Ma anche e soprattutto per raccontare la sua esperienza a quanti si faranno avanti per uno dei 4 mila nuovi posti. Lui alla corte del topo più famoso del mondo ci è arrivato nel 2002. «Avrei dovuto fermarmi 8 mesi, la durata del mio contratto – racconta Osvaldo, una formazione in campo turistico e alberghiero -. Invece sono qui da più di 8 anni e non ho alcuna intenzione di andarmene. Non succede spesso di fare un lavoro che ha il divertimento come base contrattuale. E, soprattutto, non capita a tutti di avere Mickey Mouse come capo».
M.C.



Lavorare a Disneyland Paris deve essere una bellissima esperienza di lavoro per i giovani, soprattutto per il contesto internazionale in cui si lavora. Se avess ancora l’età giusta ci proverei al volo.